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Joanna Newsom
Ys
last update: 31.08.2006

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BIOGRAFIA


Dall'uscita di “The Milk-Eyed Mender” sono passati piu' o meno due anni e mezzo. E...
Joanna Newsom ha passato gran parte del tempo a muoversi - prima di tutto andando in tour negli Stati Uniti e poi in Europa e poi ancora in Giappone, Australia e Nuova Zelanda (con Smog) e anche in Islanda, per un paio di date.
Ha partecipato a molti festival come Bonaroo, Sasquatch, Green Man, Rothskilde, ATP e il Meltdown curato da Patti Smith..e forse anche qualche altro.
Joanna e' stata poi invitata al Bridge School Benefit del suo idolo Neil Young e in tutte queste occasioni, beh, ha fatto impazzire proprio tutti! Nei momenti che non hanno coinvolto l'arpa, i concerti e il suo pubblico, ci sono stati altri viaggi - come uno in macchina attraverso il Portogallo con la sua amica flautista Ariela (una delle poche persone ad aver condiviso il palco con lei, anche se nei concerti futuri potrebbero esibirsi insieme a Joanna molti altri musicisti) e qualche settimana in Costa Rica per una vacanza familiare in kayak.
Dopo queste esperienze, la nostra arpista si e' spostata da San Francisco per tornare sulle colline della California del nord.
E gli undici mesi o quasi che precedono la registrazione di Ys sono trascorsi cosi' (vai, Jo!):

---- Due delle canzoni erano gia' scritte quando sono arrivata alla decisione di studiare per loro un arrangiamento orchestrale. Altre tre, invece, sono state scritte fin dall'inizio con l'idea di orchestrarle gia' nella mente. Tutte sono state pero' pensate come se potessero essere suonate con o senza accompagnamento e le ho gia' provate live da sola diverse volte. Le parti vocali e d'arpa sono state registrate per prime con Steve Albini; questa scelta e' stata dettata dalla volonta' di Van Dyke Parks di basare i suoi arrangiamenti su delle versioni finali dei pezzi e non su delle bozze (considerato anche che io tendo ad improvvisare sempre un po' e quindi a variare leggermente ogni performance. Van Dyke pensava che queste diverse sfumature avrebbero influito troppo sulla sua produzione). Un ottimo effetto collaterale di questo necessario ordine degli eventi e' stato che le voci e l'arpa sono state registrate in un clima di quiete, agio e spontaneita', permettendo il manifestarsi di un senso di intimita' ed immediatezza.
Quello che avevo in mente era proprio che l'arpa e le voci sembrassero svilupparsi in un modo indipendente dall'orchestra, come se fossero all'oscuro della presenza di questa e separate da qualsiasi formalita' o austerita' che questa puo' comportare..come se l'orchestra si dondolasse in un bagliore allucinatorio attorno alle piu' sostaziali voce e arpa. Albini ha microfonato l'arpa in un modo folle ed inedito! Mi piacerebbe parlarne piu' approfonditamente ma non voglio svelare i dettagli sulle sue idee nel caso volesse usarle di nuovo qualche volta.
Van Dyke ha quindi ricevuto le tracce con le parti di voci e arpa con un tomo di note da parte mia (per la maggior parte cose non tecniche, per esempio descrizioni di mood, colori, immagini, scene e concetti che volevo venissero proiettati o prodotti in ogni canzone, battuta per battuta). Nei mesi a seguire, Van Dyke ha continuato a mandarmi varie bozze degli arrangiamenti a cui io rispondevo con delle note in cui affermavo quello che secondo me andava bene e quello che doveva essere cambiato. Tutto quello che mi ha mandato fin dal primo giorno e' stato meraviglioso; la lotta, nella fase di editing e rifinitura, era centrata sul tentativo di rendere gli arrangiamenti che riflettevano le idee compositive di Van Dyke consoni alla mia personalita', in modo che sembrassero scorrere senza frizioni. E per questo ci sono volute diverse bozze!
Alla fine sono andata a Los Angeles per lavorare meticolosamente e direttamente con lui nel suo studio agli arrangiamenti, fino a quando entrambi ci siamo sentiti molto soddisfatti del risultato. Tutto il lavoro di arrangiamento e' durato circa otto mesi.
La registrazione delle parti di orchestra sono iniziate in primavera; ci sono voluti tre giorni, con in piu' un giorno alla fine per le armonie vocali, per le percussioni e per la fisarmonica di Van Dyke. Van Dike stesso ha diretto l'orchestra in modo splendido.
L'ingegnere del suono di queste session e' stato Tim Boyle; anche lui ha fatto un lavoro straordinario. La registrazione e' stata tutta in analogico (come, ovviamente, anche la session con Steve Albini); molti degli orchestrali piu' giovani non l'avevano mai fatto...e quello piu' vecchio non lo faceva da moltissimo tempo (siamo a Los Angeles, ve lo ricordo).
Il missaggio e' stato invece fatto a New York da Jim O'Rourke, grandioso! Sono una grande ammiratrice del suo lavoro e non potevo pensare che ci fosse qualcuno piu' adatto a confrontarsi con questa combinazione sinfonico-classica (sia in termini di arrangiamenti che di suoni) e sperimentalismo analogico. Ha fatto in modo che il disco suonasse proprio come volevo. L'ha un po' editato, tagliato e tirato, permettendo alle canzoni di essere al centro del lavoro, sopra e oltre qualunque influenza strumentale. Quasi ogni canzone nell'intero album e' in un flusso costante e Jim e' stato capace di raggiungere l'effetto allucinatorio di cui parlavo e che volevo, con parti che salgono per poi ricadere con leggerezza, scomparire di nuovo senza farsi notare e riapparire come se fossero state li' per tutto il tempo.