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Splatterpink
Mongoflashmob
last update: 26.11.14

intro | biografia | discografia | links | multimedia | archivio

Formati nel 1990 dal bassista Diego D'Agata, inizialmente con Metello Orsini alla chitarra e Alaistair Brison alla batteria, gli Splatterpink si impongono, da subito, come l'ala più radicale dell'underground bolognese. Il loro ricorso a soluzioni veloci, destrutturate e sbilenche, condivise da bands d'oltreoceano che stavano riscrivendo la storia dell'HC quali, per esempio, Nomeansno o, spingendosi oltre, Naked City e affini, li pone fin dall'inizio come un oggetto musicale di difficile collocazione nella scena che sta via via sviluppandosi in quegli anni a Bologna.

Il loro primo demo, "One", registrato qualche mese dopo ed autodistribuito rigorosamente in cassetta C30, permette alla band di farsi conoscere e di raccogliere un interesse sempre crescente da parte del pubblico. Nel 1991 Alastair Brison torna in Scozia; per la band è una perdita notevole, in quanto in quegli anni scarseggiano, i batteristi in grado di cimentarsi con quel genere musicale. Si decide comunque di proseguire con batteristi più o meno precari. Nonostante tutto, due anni dopo, gli SP sono già una realtà consolidata e conosciuta nel panorama di allora, composto perlopiù di centri sociali e piccoli club .Quello che oggi si definirebbe un gruppo di culto...

Nel 1993 la formazione raggiunge una stabilità ottimale con Diego D'Agata al basso, Federico Bernardi alla chitarra, Alessandro Meroli al sax baritono e Leonardo Saracino alla batteria.L'inserimento di un sax e l'orientamento più "jazzy" del drumming, si affina spingendo il combo bolognese verso una destrutturazione imbastardita di pop/noise/funk/jazz, in cui trova spazio un cantato a base di testi criptici e al vetriolo. Nel 1994 la band autoproduce in una tiratura di 1000 copie il primo album, "Industrie Jazzcore". Prodotto e distribuito secondo la logica DIY, l'album viene ottimamente recensito dalla stampa specializzata e salutato come "uno dei prodotti più lucidi dell'intero panorama musicale italiano". I due anni successivi vedono gli Splatterpink impegnati, sopratutto, a suonare e a consolidare il proprio profilo nella nuova scena italiana; sono gli anni di Fluxus, One Dimensional Man, Massimo Volume, De Glaen, Jinx.

E' così che aprono per Nomeansno, Asian Dub Foundation, P.J. Harvey, Ozric Tentacles e partecipano e vincono il contest della Biennale di Torino. Il 1996 è l'anno di "Nutrimi", prodotto da Underground Records e accolto ottimamente dalla critica, è un lavoro decisamente più claustrofobico e oscuro del precedente, in bilico fra sonorità noise/blues e soluzioni musicali più contorte. Dopo due tour promozionali italiani, nel 1998 gli Splatterpink si trovano nuovamente a dover cambiare il batterista. In mancanza di validi sostituti ed alla vigilia della preparazione del nuovo disco subentra, per un breve periodo, il turnista Christian Rovatti con il quale registrano nel 1999 il loro terzo album "#3" per la New Scientist di Oderso Rubini. Subito dopo subentra stabilmente ai tamburi Ivano Zanotti.

Nonostante ciò nel 2001, complici una certa stanchezza ed altri progetti che impegnano alcuni membri della band, (Testadeporcu per Diego D'agata, Neffa più altri progetti jazz e produzioni per Irma Records per Alessandro Meroli) la band decide di fermarsi. Tale sosta si interromperà nel 2013, anno in cui la band sarà protagonista di un'amichevole reunion al Locomotiv Club di Bologna, avvenuta l'1-02-2013 che spingerà gli Splatterpink a mettersi di nuovo in gioco e, con il supporto di Gabriele Giampichetti della Locomotiv Records, a pubblicare un nuovo album a dicembre 2014.

Onde evitare di veder riportato lettera per lettera dalle testate giornalistiche il testo del comunicato che di solito accompagna l'invio del materiale promozionale, il nuovo corso degli Splatterpink prevede il non-rilascio di informazione alcuna se non la formazione della band (Diego D’Agata: basso-voce / Federico Bernardi: chitarra / Alessandro Meroli: sax baritono / Ivano Zanotti: batteria) ed il nome del nuovo album. Questa scelta è dovuta al tentativo della band di far sì che gli addetti all’informazione musicale si riapproprino della pratica dell’ascolto, che può anche riassumersi in uno skip veloce di 10 secondi per ogni brano contenuto nell’album, e della facoltà autonoma di descrizione e/o critica dei contenuti.