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Classica Orchestra Afrobeat
Polyphonie
last update: 01.04.17

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Dopo la rilettura di Fela Kuti insieme al figlio-erede Seun e l'opera epica “Regard Sur Le Passé” con i due griot Baba Sissoko e Sekouba Bambino, la Classica Orchestra Afrobeat torna con una nuova produzione. In uscita il 21 aprile 2017 per Sidecar/Brutture Moderne con distribuzione Audioglobe/The Orchard, “Polyphonie”, terzo album dell'orchestra, si dedica alla contemplazione catartica delle voci della natura e crea un proprio habitat immaginifico alla ricerca di una primitiva armonia tra l'umano e il divino.

Il respiro secolare di una foresta vergine,
i silenzi che la abitano, i canti che la rivelano.
Si muovono con il vento, le voci degli uomini e degli uccelli.


In “Polyphonie” l'ensemble emiliano-romagnolo diretto dal polistrumentista Marco Zanotti, con il suo organico misto di strumenti antichi europei ed africani, intaglia storie che mantengono una ritualità dilatata, in simbiosi con la smisurata grandezza della natura. Nell'utilizzo delle voci e del contrappunto vi è la duplice valenza della tradizione musicale colta europea e del ricco patrimonio ritmico africano. Il programma è costituito di composizioni originali, nate dal silenzio mobile di un lago o dal respiro degli alberi, frutto di un estensivo lavoro di gruppo.

Nato e cresciuto in Camerun, Njamy Sitson è la voce solista di “Polyphonie”. Un artista di profilo internazionale che si dedica ai canti polifonici millenari dei Pigmei e delle popolazioni centrafricane ma anche al canto barocco europeo, con collaborazioni eccellenti e un'intensa attività didattica in tutto il mondo.

Il tamburo torna ad essere tam-tam
Nel legno dei violini risuona la corteccia degli alberi.


Ispirato dal libro “Song Form The Forest” di Louis Sarno, un etnomusicologo del New Jersey che dal 1988 vive dentro la foresta vergine della Repubblica Centrafricana, presso la comunità dei Pigmei Ba-Benjellé, “Polyphonie” si riallaccia all'arte canora millenaria delle popolazioni indigene che della foresta hanno fatto la loro casa. Voci che si confondono con quelle della foresta, che ne fanno parte. Voci armoniose e rispettose che invocano gli spiriti degli alberi e chiedono consigli ai propri antenati. L’uomo come parte integrante della natura.

Nel canto dei pigmei come nei cori polifonici di matrice europea non ci sono solisti” - afferma Marco Zanotti - “Non ci sono condottieri né imperatori. Ad ogni modulazione dei vari contrappunti la potente massa sonora compie delle ondulazioni che sembrano liquide. Ondulazioni che seguono il respiro della vegetazione, del terreno e delle stagioni ” prosegue.

Polyphonie” è un concerto che ha una sua teatralità e una sua storia. E questa storia non parla di guerre ma di natura.